Karate Sportivo 2018-04-24T14:21:00+00:00

IL KARATE SPORTIVO

Il combattimento di Karate  sportivo ripropone, a mani nude, l’antico duello che  i samurai effettuavano con la spada. I contendenti debbono piazzare un colpo risolutivo, teoricamente mortale.  I colpi sono  portati alle parti più vulnerabili del corpo con quelle armi naturali che  sono  i pugni ed i calci: ma il colpo deve  essere fermato  prima che  colpisca il bersaglio. Le competizioni si differenziano fra Kumite (combattimento) e Kata (forme).
“La competizione di Kumite – sottolinea il Direttore Tecnico  Nazionale Pier Luigi Aschieri – si configura  come  un combattimento libero fra due avversari vincolati a non nuocersi. Ciò avviene attraverso il controllo di colpi (inibizione cinetica)  che  trasferisce l’azione-attacco dal piano  reale a quello simbolico…Si  tratta  di un combattimento rituale dove i due avversari si confrontano per ottenere la vittoria, nell’ambito disegnato dalle regole  e sulla base di capacità ed abilità psicofisiche”.
Considerando che  le azioni debbono esprimere reali quantità di energia cinetica, comunque controllata prima del contatto, il problema dell’atleta è quello di realizzare una situazione che sintetizzi realtà  (potenza) e simbolicità  (controllo).
Si tratta  comunque di uno sport in cui la vittoria premia  non la “superiorità  oggettiva” (come  il KO del pugilato) ma la “superiorità  tecnica”.
Il Karate  è sport agonistico per eccellenza e richiede  quindi ai suoi praticanti  piena  maturità psico-fisica e tecnica. Si giungerà all’agonismo solo dopo essersi sottoposti ad una preparazione intensiva e continua; dopo aver  assimilato una tecnica che  consenta di dirigere colpi esplosivi  ma controllati di pugno  e di calcio; dopo aver  acquisito ottima condizione atletica e maturità  sul piano  fisico, psichico  e morale  (Luridiana-Falsoni)
Per la ricchezza del suo  contenuto motorio, il Karate  ha i requisiti indicati nel considetto VARF, il possesso cioè di velocità,  agilità, resistenza e forza.
Ai fini formativi, diretti a sviluppare le qualità del carattere, il Karate  può dare  in tempi brevi sensibili miglioramenti.  La costante frequenza del “dojo” esalta attenzione, volontà,  tenacia, spirito di sacrificio, autocontrollo, fiducia in se stessi, animo  virile ed autosufficienza contribuendo a sviluppare la lealtà,  il coraggio, il senso di disciplina e di responsabilità, la socievolezza (Enrile).
Si tratta  perciò  di attività consigliata ai giovani, alle donne ed agli uomini, anche alle persone anziane.
La  FIJLKAM prevede la possibilità  di seguire i karateka sin dalla più giovane età.  Sia in campo femminile che  maschile i “preagonisti” vanno  dal quinto al dodicesimo anno  di età,  suddivisi nelle categorie bambini,  ragazzi ed esordienti “A”; gli “agonisti” prevedono gli esordienti “B” (13 e 14 anni); i cadetti  (15-16-17 anni); gli juniores  (18-19-20 anni) ; i seniores (dai 21 ai 35 anni) ed i master da 36 a 50 anni.